Il pensiero della Destra.
Abbiamo già accennato ad alcune caratteristiche del pensiero della Destra, quali l'oggettività, il suo interpretare la coscienza popolare ecc. Qui vorremmo approfondire il tema, mirando a fornire un quadro il più esaustivo possibile. Come categoria politica e concettuale da sempre la Destra si trova opposta alla sinistra. Di non molto tempo fa è il libretto di Norberto Bobbio che tratta di questa opposizione: in conclusione il teorico del diritto confessa di propendere per la sinistra.
Cerchiamo di fare piazza pulita di tutti i luoghi comuni che hanno e continuano ad offuscare l'esatta comprensione di questa contrapposizione, oggi più che mai attuale, nonostante da alcuni si dica che il passaggio dall'economia reale all'economia virtuale e finanziaria abbia portato ad un esaurimento della funzione ideologica e storica della coppia Destra-sinistra.
Passiamo a circoscrivere il significato dei due termini, nella speranza di contribuire validamente al dibattito sulla questione. E' opinione corrente che la Destra vada associata ai "poteri forti", all'ordine costituito nel suo significato economico e politico più gretto ed ottuso: si cita il liberismo di un Reagan o di una Thatcher per finire poi immancabilmente con il nazi-fascismo di Hitler e Mussolini. Diciamo subito che nazionalismo e liberismo, in quanto fenomeni di massa, appartengono alla sinistra, esattamente come il cristianesimo e il comunismo. Queste ideologie, che portano con sé un obnubilamento della coscienza critica, con tutte le nefaste conseguenze note, non hanno nulla a che fare con la Destra, caratterizzata dalla riflessione sull'identità personale e collettiva. Sono ideologie che, pur approfittando dell'acquiescenza delle masse, producono gruppi privilegiati. Mancanza diffusa di spirito critico e costituzione di ceti elitari sono quindi i due elementi della sinistra. Quando si parla di Destra, sia chiaro, si parla di uomini che hanno valore umano, come ad es, nell'antica Roma i due fratelli Gracchi, o, nell'Italia contemporanea, Cesare Battisti. La Destra ha sempre cercato, fin dal più remoto passato, il senso dell'esistenza umana, trovandolo nei valori della giustizia, della libertà e della verità.
A fronte della menzognera propaganda della sinistra, la Destra si è sempre sforzata di usare la razionalità, privilegiando il dialogo pacifico come mezzo di risoluzione di crisi e controversie. Idealisti ma non spiritualisti, gli uomini della Destra, essendo liberi pensatori, non pretendono tuttavia di avere il monopolio della verità, atteggiamento mentale tipico della sinistra. Per questo, la sinistra è faziosa e intollerante, mentre la Destra, di sentimenti democratici, popolari e patriottici, guarda alla comunità nazionale nel suo insieme. Un Paese è infatti composto da più classi sociali, ed è perciò che la Destra è socialista ed inter-classista, nel senso che rispetta la stratificazione sociale come rispondente all'ordine naturale delle cose. Essa è leale verso le Istituzioni e le gerarchie del proprio Paese, così come rispetta le tradizioni degli altri.
Si dà il caso però che il potere possa commettere ingiustizie e soprusi nei confronti del popolo, specialmente dei suoi strati più umili. In questi frangenti, la Destra si oppone con le armi della resistenza passiva e della disobbedienza civile. Di recente, questo atteggiamento vessatorio del potere si è manifestato con la vergognosa vicenda della falsa pandemia del COVID 19, orchestrata al fine di ridurre le popolazioni a cavie di esperimenti scientifici, con tanto di leggi e proficui introiti realizzati dalle multinazionali farmaceutiche. Si è tentato anche di dare una base ideologica a questa infamia, fondandola sulla scienza: inutile dire che la democrazia non ha e non può avere ideologie, perché, se così fosse, non sarebbe più democrazia ma diventerebbe un regime dittatoriale. Secondo gli uomini della Destra, ogni società, per essere il più possibile giusta ed equilibrata, deve basarsi sul rispetto umano: la visione politica della Destra è infatti perfettamente democratica, privilegiando il diritto pubblico, ma lasciando al privato il necessario campo di azione per lo svolgimento dei suoi interessi ed attività.
Per questo la Destra italiana è totalmente in linea con la Costituzione repubblicana del 1948. Questa Carta costituzionale, nata dalle reciproche concessioni intervenute fra le tre ideologie dominanti (cattolicesimo, liberismo e marxismo), ha compiuto il miracolo di essere un testo legislativo saggio ed equilibrato, in cui i diritti dell'individuo appaiono ben armonizzati con le esigenze dei poteri pubblici. Il problema che si è sempre posto la Destra è il seguente: come raggiungere l'eguaglianza tra persone diverse per carattere, classe sociale, razza, sesso, religione ecc. ? La risposta è quella di fondare la convivenza civile su valori comuni, quali emergono dal ragionamento oggettivo e spassionato. Un tema caro alla Destra è difatti la conflittualità dell'esistenza umana, conflittualità che la civiltà non ha fatto che aumentare e rendere più visibile. In sintesi, la Destra è una visione civica della realtà, respingendo ogni forma di ideologia e superstizione: il suo modello è la Repubblica romana.
Per raggiungere la sua identità personale, l'uomo di Destra deve percorrere tutti i labirinti dell'essere, affrontando processi di auto-identificazione assai ardui e tormentati: la sua convinzione finale è che lo spirito democratico corrisponda al vero ordine delle cose. Perciò egli critica aspramente i circoli esclusivi o, peggio, ogni forma di associazione segreta. E quanto all'identità collettiva italiana, ne abbiamo già parlato in un apposito post, ma non sarà male aggiungere qualche nota esplicativa. Abbiamo individuato una identità tripartita; qui vorremmo aggiungere che l'Italia è il Paese delle maschere e che da lunghissima tradizione la maschera è persona (dall'etrusco pershu); non sbaglieremo se vedessimo nell'Italia il Paese della Commedia dell'Arte. E' una identità un po' gaglioffa e ciarlatanesca, che cela tuttavia una profonda saggezza popolare. Non appaia sminuente questo avvicinamento alla Commedia dell'Arte: questa fu un fenomeno culturale di vasta portata con una profonda influenza in tutta Europa. Vogliamo solamente dire che essa coglie in pieno il carattere del popolo italiano.
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LA QUESTIONE PALESTINESE
Un serio problema di politica internazionale è dato dalla questione palestinese. Che i Palestinesi abbiano diritto a un loro Stato, mi sembra cosa giusta ed evidente. Con la fondazione dello Stato di Israele nel 1947, è iniziata la progressiva spoliazione ed espropriazione da parte dei coloni ebrei delle terre che prima appartenevano ai Palestinesi. E' a quella data che risale l'inizio della "questione palestinese". E' anche vero che gli ebrei avevano parimenti diritto ad un proprio Paese, dopo il terribile Olocausto perpetrato dai nazisti nell'ultimo conflitto mondiale. La creazione dello Stato di Israele, appoggiata dall'Inghilterra, è frutto di quell'ideologia nazionalistica che va sotto il nome di sionismo. Per gli ebrei ortodossi, per contro, la diaspora è la condizione naturale del popolo ebraico, diaspora (o "dispersione"), che ebbe inizio nel 135 d.C., quando l'Imperatore romano Adriano conquistò Gerusalemme. Da allora prese forma la figura dell' "ebreo errante", vagante per il mondo e dedito ai commerci, nonché sottoposto a vessazioni e discriminazioni, perché accusato di aver provocato la morte di Gesù Cristo. Oggi Israele si presenta come un moderno Stato democratico, stabile e quindi con un popolo "sedentario", diversamente da altre popolazioni del Medio Oriente, caratterizzate da un alto tasso di instabilità migratoria. Ultimamente sembra che si sia giunti ad un accordo tra Israele e la controparte islamica di Hamas, con il riconoscimento, sancito dall'ONU, di uno Stato palestinese e la fine di una guerra tremenda. Può reggere questa "sistemazione" patrocinata dagli Stati Uniti ? Speriamo di si, anche se presumibilmente l'attrito tra le due popolazioni sembra destinato a rimanere alto. E' possibile ed auspicabile che la risoluzione del conflitto ebreo-palestinese possa influire positivamente su l'altro conflitto, russo-ucraino, che minaccia, come tutti sanno, di degenerare in una guerra mondiale.
LA CRISI UCRAINA
Sono passati già alcuni anni dall'aggressione russa all'Ucraina, aggressione che io considero un atto profondamente sbagliato e inconsulto. Le trattative per la pace si sono arenate in mille cavilli inestricabili, segno che forse la Russia ha voluto creare semplicemente un casus belli con l'Occidente. Quello che in realtà è avvenuto è che la Russia si è proposta come potenza antagonista a quella anglo-americana. Se così è, non possiamo non chiederci perché la Russia ce l'abbia tanto con l'Occidente e con gli Stati Uniti in particolare. Essa appoggia una visione della società tradizionalista, in contrasto con il liberalismo selvaggio tipico dell'America e di tutti i Paesi anglosassoni. Per risolvere un conflitto ideologico che potrebbe degenerare facilmente in guerra mondiale (e nucleare), è necessario che gli Stati occidentali, con in testa gli Stati Uniti, si assumano le loro responsabilità, ed accettino di controbattere alle accuse russe nelle opportune sedi: una guerra legale, quindi, e non armata. Per quanto riguarda l'Europa, essa dovrebbe rappresentare un blocco politico-militare a sé, mediano tra Oriente ed Occidente, e soprattutto non allineato con la NATO, un organismo sovrannazionale dotato naturalmente di un proprio deterrente militare, ma con una politica economica socialdemocratica, sia pur con componenti liberiste: insomma una strada europea originale ed indipendente. Questo gioverebbe probabilmente alla causa della pace. Non si vuole certo in questa sede ridisegnare l'assetto politico, economico e militare del mondo, ma cercare di indicare una possibile strada di dialogo pacifico tra le due grandi potenze. Quanto all'Italia, succube più che alleata degli Stati Uniti, essa è un Paese antico, che, in tremila anni di storia, ne ha viste di tutti i colori: guerre, invasioni, devastazioni: credo che il suo popolo non sia interessato ad un'altra guerra, soprattutto dopo la tragedia del fascismo. L'Italia non è mai stata una grande potenza, se non nell'Evo antico, e ritengo quindi che il confronto ideologico-militare tra Russia e Stati Uniti non la riguardi veramente: si tratta di un confronto tra Titani cui essa è, nei fatti, estranea. Perciò penso che lo status più consono all'Italia sia quello neutrale, di Paese non belligerante. D'altronde la Costituzione italiana lo dice chiaro: l' Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. L'Italia può valere, e vale, come Paese della storia, della cultura e dell'arte, ma non è bellicosa. Ricordo infine che Silvio Berlusconi diceva che offendere e non ascoltare la Russia in ciò che ha da dire, può esporre il mondo al rischio di una catastrofe.
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